venerdì 4 gennaio 2013

LA DIETA FRANCESE E LA SALIVA DI LUCERTOLA AMERICANA






LA DIETA FRANCESE E LA SALIVA DI LUCERTOLA AMERICANA
di Elena Guerrini (Copyright  Elena Guerrini © 2013) Articolo uscito su www.cadoinpiedi.it.

Dalla Atkins alla Zona sino alla Dukan. L'industria del dimagrimento continua a ingoiare miliardi di euro anche in tempi di crisi, monetizzando le nostre insicurezze e frustrazioni. Restituiamo al corpo la sua diversità, la sua varietà, perché il corpo sia la casa dove vive la nostra anima e non un'aspirazione impossibile da raggiungere


Il mio macellaio, il Giannerini, quello che ci ha il negozio a Manciano, ha la bottega più fotografata dai turisti in visita in Maremma. I turisti spagnoli e tedeschi si mettono in pose erotiche sotto l'insegna rossa e si fanno fotografare davanti al negozio, che si chiama I piaceri della carne, ed è proprio sotto casa mia.
Io - che son stata sempre "in carne" - a ogni nuova dieta andavo dal Giannerini a comprare 73 grammi di odiato petto di pollo o dell'ancora più odiato petto di tacchino da fare alla griglia senza olio né sale o i 45 grammi di prosciutto crudo magro sgrassato, come da prescrizione del menu dietetico. Finché una mattina di maggio il bel macellaio non mi chiese: "Ma l'hai mai provata la dieta francese?"
"No, quella ancora no... Ma come funziona?", risposi curiosa.
"Elena, allora te lo dico io com'è la dieta francese. Ascolta: devi bere tanta acqua, ma tanta. E fare tanto sesso, ma tanto!!! E poi camminare e mangiare sano, i prodotti dell'orto che coltivi, ed evitare accuratamente tutto ciò che non ti piace. E poi devi amarti così come sei, perché agli uomini piace la donna in carne. Sono le donne che si piacciono magre", mi spiegò da dietro il bancone facendomi l'occhiolino.
Fu così che dopo aver provato 68 diete diverse (nel mio libro  “Bella Tutta ! I miei grassi giorni felici  , ed Garzanti le elenco tutte) decisi di provare anche la dieta francese consigliatami dal Giannerini, che è di sicuro molto più sana ed equilibrata di tutte quelle che ho provato e fallito fino ad ora.
Prima c'era la Pritikin dall'America, poi la Atkins, poi la Scardsale, la Ornish, la Montignac, la Zona, la Weight Watchers, la Tisanoreica e adesso una miracolosa dieta francese, di cui parlano tutti i giornali, che fa dimagrire i reali di Inghilterra e una infinita lista di vip più o meno noti.
Noto con stupore che questa dieta del medico francese è stata al  primo posto della classifica dei libri più venduti, la Dieta Dukan, nella Varia. E poi...
Al secondo posto c'è La Dieta Dukan Illustrata, al terzo Le ricette della Dieta Dukan, al quarto La Dieta Dukan in famiglia, al quinto La Dieta Dukan in viaggio, al sesto La Dieta Dukan in ufficio, all'ottavo La Dieta Dukan per idioti... Nei pochi posti liberi della top ten, troviamo le ricette delle presentatrici televisive, che sono diventate tutte cuoche provette. Nemmeno un volume di giardinaggio o viaggi, bricolage o astrologia.
Ricette per dimagrire subito, ricette per mangiare dopo: dimagrire, dimagrire, dimagrire, mangiare, mangiare, dimagrire, mangiare, dimagrire, mangiare...
A tavola nei ristoranti signore e signori eleganti parlano dell'ultima dieta di moda, testata dai vip: la inizieranno lunedì e questa volta li farà sicuramente dimagrire in vista della fatidica prova costume. Nei centri di dimagrimento accelerato signore in fila con accappatoi bianchi, in attesa di una miracolosa liposuzione, parlano del nuovo ristorante dove andranno a mangiare una volta dimagrite.
Ho chiesto a 100 donne di ogni età, peso e provenienza quale fosse il loro più grande desiderio per i 2013 , 94 mi hanno risposto: "Dimagrire dai 4 ai 10 chili".
E le restanti sei? Chi voleva l'amore vero, chi un lavoro fisso...
Ogni anno  medici molto esperti di marketing inventano una nuova dieta brevettata.
Quale sara’ quella del 2013?
Dieta senza latte, senza zuccheri, senza carboidrati, senza senso, senza cervello e con molte controindicazioni per dimagrire 7 chili in 7 giorni ,10 chili in un mese, 15 chili in 2 mesi.
Questi guru ci abbindolano con promesse false e dannose, illudendoci che si possa dimagrire in fretta e senza fatica. L'abolizione totale di zuccheri e carboidrati fa perdere peso velocemente, è vero, ma può causare squilibri metabolici e alimentari, come mi ha spiegato una nutrizionista. Eppure il dottore francese e il suo ufficio marketing ci hanno costruito un impero...
Dimagrire velocemente e senza fatica è il sogno di tutti ma è inutile e pericoloso per la salute. Io ho provato sulla mia pelle e sulla mia ciccia che i ripetuti dimagrimenti a cui sottoponiamo il nostro corpo più volte durante l'anno, alla fine ci faranno essere solo più grassi di prima! Le diete distorcono la nostra relazione con il cibo e con il nostro corpo.

L'industria del dimagrimento e quella farmaceutica, il business della chirurgia estetica, le diete che imperversano sui media, in tv, nella pubblicità, l'ossessione per la magrezza veicolata dalla  moda giocano sulla nostra frustrazione di non essere perfetti e ci insegnano a odiare il nostro corpo se è fuori dai canoni imposti, se non rientriamo nel cosiddetto c.u.b.o, il canone unico di bellezza omologata. La magrezza fotografata e photoshoppata è diventata un imperativo etico. La globalizzazione promuove il modello idealizzato occidentale della donna magra come obiettivo a cui uniformarsi.

Vent'anni e più di tv spazzatura e pubblicità moleste ci hanno inculcano questo modello: l'abbiamo introiettato e ci ritroviamo vittime di un imperativo estetico dove solo un corpo magro, snello e tonico è considerato accettabile.

Con la promessa di farci perdere i chili di troppo, troviamo in commercio su televendite, sui giornali e in internet, novità assurde, inutili o addirittura pericolose, come i classici stimolatori elettrici muscolari che fanno perdere peso restando sdraiati sul divano di casa, che possono provocare shock elettrici e bruciature (una mia amica, che l'usava nel suo salotto, ha perso oltre ai chili anche tutti  i capelli in seguito a una scossa), ma anche occhiali giapponesi con lenti colorate per togliere l'appetito, la muffa cinese che si gonfia nella pancia da bere nel tè, l'alga dell'Oceano Indiano (altro che Wanna Marchi), la pillola che diventa un palloncino nello stomaco e fa passare la fame, i pasti sostituitivi, il sondino naso-gastrico, la pasticca che ti fa cagare tutti i grassi ingeriti (con il trascurabile effetto collaterale di due scariche di diarrea al giorno, ma dimagrire è più importante), i braccialetti dimagranti, gli orecchini dimagranti, i cerotti dimagranti,le mutande che tolgono una taglia e il respiro, ( ma a che serve respirare, basta sembrare magri) le pasticche giorno e notte pomeriggio e sera….
 e altri strani intrugli che dovrebbero mettere sotto controllo l'appetito e non far assimilare i grassi... Di sicuro c'è solo che svuotano il nostro portafoglio e fanno affluire miliardi di euro nelle tasche di chi ce li vende.
Le pubblicità dei prodotti dimagranti sono banalissime: "Prima ero grassa e infelice e ora, dopo aver provato questo prodotto miracoloso, sono magra e vincente". Però noi le beviamo, tutte queste panzane.
L'ultima novità mi è arrivata su internet ieri: volevano vendermi delle capsule a base di saliva di lucertola americana, potevo pagare con carta di credito e riceverle comodamente a casa in 24 ore, senza muovermi dalla mia scrivania.
Ho baciato tanti rospi, nella speranza che diventassero principi, ma è stato inutile. Ora scopro che baciando le lucertole si dimagrisce...
Leggo nella mail pubblicitaria che lo sputo del Mostro di Gila, rettile velenoso del Nord America dalla coda corta e tozza, contiene il peptide Exendin-4. Assicurano che questa sostanza miracolosa, estratta dalla saliva del mostro, fa dimagrire subito e per sempre, non fa riprendere i chili persi e toglie il senso di fame. Negli U.S.A., dove l'obesità è un grave problema, la saliva di lucertola sta spopolando: la compreranno tutti e dimagriranno tutti. E finalmente i ciccioni si estingueranno....
Ma se tutte le persone grasse dimagrissero e non riprendessero più i chili persi, e non spendessero più soldi per cercare di dimagrire, questo porterebbe al fallimento dell'industria dietetica e le multinazionali del dimagrimento. Quindi, anche se qualcuno inventasse un farmaco davvero miracoloso, secondo me non lo metterebbero mai in commercio: un prodotto dimagrante che funzionasse davvero sarebbe un disastro per il business della dietetica!
Così ci fanno dimagrire con i loro farmaci e poi devono farci di nuovo ingrassare con i cibi spazzatura. Apriamo gli occhi: le aziende sono le stesse, il mercato ci spinge a odiare il nostro corpo per monetizzare le nostre insicurezze e le nostre frustrazioni. Ci convincono a dimagrire cob le loro pillole, tanto poi ri-ingrasseremo  con i loro cibi spazzatura,per dimagrire di nuovo,per poi ringrassare.
Pensate a quanto sono grassi i guadagni dell'industria del dimagrimento, che continua a ingoiare miliardi di euro anche in tempi di crisi.
Ma vale davvero la pena rovinarsi la vita con l'ossessione del corpo?
Questo 2013 , viva la rivoluzione del corpo ! Gettate nel cestino i libri delle diete, le pubblicità di prodotti dietetici, i pasti sostituitivi e le pasticche dimagranti, come hanno fatto tante donne a Londra nella manifestazione del 16 gennaio 2012, Ditchingdieting, guidate dalla psicoanalista Susie Orbach...
SMETTETE CON LE DIETE  E ALIMENTATEVI DI  SANA AUTOSTIMA,
INIZIATE AD ACCETTARVI E A PIACERVI COSI’ COME SIETE!
Piuttosto fate sport , fate passeggiate, coltivate l'orto, cucinate cibi sani e che vi piacciono, mangiate con un'amica gustando il cibo e il vino, leggete romanzi, poesie, manuali di giardinaggio, libri di filosofia... Vogliatevi bene così come siete, indossate abiti  colorati ,  e non portate il lutto per i vostri chili vestendo sempre di nero. E’ VERO CHE IL NERO  SFINA MA IL COLORI ILLUMINANO!
Sappiate che esiste un'ereditarietà del corpo: io ho l'osso contadino di mia nonna e di mia zia e non sarò mai magra. So che non indosserò mai una taglia 42, e ho smesso di combattere con il mio corpo. Sono orgogliosa della mia taglia 50 e dei miei fianchi morbidi. E DA QUANDO HO ACCETTATO IL MIO CORPO NELLA SUA ROTONDA BELLEZZA HO FATTO ANCHE UN CALENDARIO E SFILATE DI MODA.( Sono Febberaio nel caledario  di Evha  e Eva)Restituiamo al corpo la sua diversità, la sua varietà, la sua bellezza naturale,perché il corpo sia la casa dove vive la nostra anima e non un'aspirazione impossibile da raggiungere.Il mio corpo è la casa della mia anima e ogni casa è bella e diversa: la mia è un loft spazioso e luminoso con un grande orto . E  questo 2013 fate la dieta francese ..Quella consigliata dal mio macellaio.  
Elena Guerrini.Copyright  Elena Guerrini © 2013

sabato 28 gennaio 2012

                                        
                                          

mercoledì 19 maggio 2010

Per chi sa l'inglese ,vi segnalo questa canzone .


MY RUIN, "Made To Measure"
I was born like this with hips like this
Lips like this and wrists like this
legs like this and arms like this
a fist like this to hit you with, now
you're like school on Sunday
You ain't got no class
You keep running your mouth but...
You can kiss my ass!
Not made to measure baby
One size does not fit all
I will not be the one
You make to take the fall
[repeat]
I got the curves to fear, the words to feel
When I scream I've heard them say
I've got the voice to heal
You don't need to be sorry
you don't need to be saved
You just need to be proud of the body that God gave
Not made to measure baby
One size does not fit all
I will not be the one
You make to take the fall
[repeat]
listen to me say...yeah
I'm so fat I'm fucked up
I'm so skinny I'm sick
I'm tired of the magazines
Talking that bullshit!
I'm not fat, you're fucked up
I'm not skinny, you're sick
I'm just tired of the critics who keep talking that bullshit
Yeah!
I was born like this with eyes like this
Teeth like this and thighs like this
A face like this, a waist like this
and when I die...I'll die like this...now
You're like school on Sunday
You ain't got no class
You keep running your mouth but
I just might kick some ass!
Not made to measure baby
One size does not fit all
I will not be the one
You make to take the fall
[repeat]
Let me hear you say YEAH!
You're so fat you're fucked up
You're so skinny you're sick
You're so tired of the magazines
Talking that bullshit!
You're not fat or fucked up
You're not skinny or sick
You're just tired of the critics who keep talking that bullshit
NOW WHAT?-NOW WHAT?-NOW WHAT? What you gonna say next time you SEE US?
NOW WHAT?-NOW WHAT?-NOW WHAT? What you gonna say next time you SEE ME?

Vi segnalo questo interessante articolo:L'ossessione della cyberforma


L'ossessione della cyberforma
di Mara Accentura
Donne manipolate, digitalizzate, alienate. La psicanalista Susie Orbach analizza l'istancabile e pericolosa ricerca della perfezione


Stiamo vivendo un'emergenza sanitaria. Riguarda il nostro corpo, che nessuno ama così com'è e dove concentriamo ansia, odio, isteria, per non averlo troppo magro, troppo sexy, troppo giovane. Ma quanti di noi ne sono davvero consapevoli? Susie Orbach è la psicoterapeuta inglese che nel 1978 scrisse Fifi, come viene affettuosamente chiamato, Fat is a Feminist Issue in cui sosteneva che le diete distorcono la nostra relazione col cibo e alla lunga contribuiscono a farci ingrassare. Negli anni Novanta diventò famosissima per avere in cura - proprio per un disordine alimentare - la principessa Diana. Oggi torna a riflettere sul tema del corpo con un libro di denuncia Bodies, Profile Books. Molte cose sono cambiate da allora e se vogliamo peggiorate. Oggi il nostro rapporto col corpo è più alienato che mai e se le statistiche in crescita di interventi di chirurgia estetica, sebbene rallentate dalla crisi, esaltano la feticizzazione della giovinezza, quelle di di obesità e anoressia mettono in luce la patologizzazione dell'appetito. «Mangiare è diventato un problema per tantissime persone», dice Orbach, intervistata in esclusiva per D. «Il cibo è visto non con piacere ma con sospetto. E questo inizia precocemente. Molte ragazzine crescono con l'idea che stare a dieta è normale. Ma più stanno a dieta più sviluppano l'abitudine al bingeing». In pratica passano dal controllare minuziosamente il numero di calorie giornaliero allo strafogamento. «Pochi si rendono conto che l'industria dietetica si regge su una percentuale di recidività del 95 per cento. Altrimenti si starebbe a dieta una volta sola nella vita», continua Orbach che una volta ha persino tentato di portare in tribunale la WeightWatchers.

In pratica continuamo a comprare prodotti che hanno una percentuale altissima di fallimento. Non demordiamo. Nemmeno quando si tratta di modificare il corpo con la chirurgia, che è diventato una sorta di diritto costituzionale pari alla salute (in Argentina, tanto per dirne una, rientra nelle polizze assicurative). Se qualcuno mette in dubbio i picchi di follia della manipolazione rispondiamo: non è repressione ma simbolo di empowerment. Pochi di noi hanno l'impressione di essere vittime manovrate dall'industria dei media e della bellezza, lo consideriamo un insulto all'intelligenza. Ma - Michael Jackson riposi in pace - è davvero così? «Il risultato è che percepiamo il corpo come un campo di battaglia, un'entità instabile», spiega Orbach, «non più qualcosa che si sviluppa naturalmente a seconda del proprio Dna ma una costruzione culturale, un progetto su cui perseverare tutta la vita». E se non in questa almeno su Second Life, dove possiamo cambiare cyberidentità smanettando come artisti su una tastiera.

L'aspetto più inquietante però è che alla democratizzazione degli interventi sul corpo è corrisposto un impoverimento dei modelli. In altre parole miriamo tutti a delle immagini stereotipate, omogeneizzate che cancellano le differenze etniche, anagrafiche, di provenienza sociale.

Donne androgine, uomini metrosexual. La varietà dei visi e dei corpi è stigmatizzata. «Sophia Loren significava italiana», dice Orbach. «Lo capivamo tutti. Oggi le misurerebbero il BMI, l'indice di massa corporea, e le prescriverebbero una dieta per l'obesità». O magari una scorta di Alli, l'ultima pillola per dimagrire, che va a ruba nelle farmacie inglesi pur avendo imbarazzanti - improvvise diarree - effetti collaterali. Così le donne iraniane si rifanno il naso (solo nella città di Teheran ci sono 3000 chirurghi plastici, molti dei quali lavorano al ritmo di 5 rinoplastiche al giorno), le cinesi le palpebre, le occidentali gli zigomi, le labbra e quant'altro. «Per effetto della globalizzazione ragazzi delle isole Fiji, Nigeria, Korea desiderano gli stessi fisici, magri, emaciati, che non c'entrano nulla con quello originale. L'odio verso il proprio corpo è uno dei prodotti occidentali esportati con più successo nei Paesi in via di sviluppo». Nessun appello come quello della direttrice di Vogue UK Alexandra Shulman agli stilisti per taglie più comode (“i vostri abiti sono minuscoli. Siamo costrette a usare modelle troppo magre e poi a ritoccarle digitalmente per farle sembrare più grasse”, ha denunciato sul Times), nessuna cover di Beth Ditto, la cantante oversize ritratta da in modo superglamorous dal fashion magazine Love, sembra poter arrestare l'ondata. «Certo, Ditto contribuisce ad allargare la nostra percezione del bello ma non lo considero un vero balzo in avanti», dice Orbach.

Vestita e stilizzata, Ditto sembra persino voluttuosamente sexy, l'ultimo oggetto del desiderio maschile e femminile. Ma quante ore di Photoshop ci sono volute per rendere quelle immagini assolutamente impeccabili? E quanti sanno che ormai il 90 per cento delle foto che guardiamo sui giornali è stilizzato digitalmente e che ogni vera star impiega un addetto al ritocco delle proprie foto? Solo nel numero di marzo 2008 di Vogue Usa il mago del retouching, Pascal Dangin, ha manipolato 144 immagini: 107 pubblicità, 36 foto di moda e la cover. Di certo l'industria dei media ha una parte di responsabilità nel propagandare immagini irraggiungibili e irreali di perfezione ma per Orbach il lavoro inizia in famiglia. Sono le mamme, forse più che il peer pressure, le amichette, a trasmettere per prime alle figlie l'ansia rispetto al corpo. «Non commettete l'errore di criticare il vostro aspetto davanti ai bambini», dice. Quando le racconto che ho una figlia che si lamenta della pancetta a 12 anni immediatamente suggerisce: «Le ripeta semplicemente questo: “mi piacerebbe che potessi vederti come ti vedo io. Bellissima”. Perché tra qualche anno sarà già troppo tardi»

L' ossesione della cyberforma.


L'ossessione della cyberforma
di Mara Accentura
Donne manipolate, digitalizzate, alienate. La psicanalista Susie Orbach analizza l'istancabile e pericolosa ricerca della perfezione


Stiamo vivendo un'emergenza sanitaria. Riguarda il nostro corpo, che nessuno ama così com'è e dove concentriamo ansia, odio, isteria, per non averlo troppo magro, troppo sexy, troppo giovane. Ma quanti di noi ne sono davvero consapevoli? Susie Orbach è la psicoterapeuta inglese che nel 1978 scrisse Fifi, come viene affettuosamente chiamato, Fat is a Feminist Issue in cui sosteneva che le diete distorcono la nostra relazione col cibo e alla lunga contribuiscono a farci ingrassare. Negli anni Novanta diventò famosissima per avere in cura - proprio per un disordine alimentare - la principessa Diana. Oggi torna a riflettere sul tema del corpo con un libro di denuncia Bodies, Profile Books. Molte cose sono cambiate da allora e se vogliamo peggiorate. Oggi il nostro rapporto col corpo è più alienato che mai e se le statistiche in crescita di interventi di chirurgia estetica, sebbene rallentate dalla crisi, esaltano la feticizzazione della giovinezza, quelle di di obesità e anoressia mettono in luce la patologizzazione dell'appetito. «Mangiare è diventato un problema per tantissime persone», dice Orbach, intervistata in esclusiva per D. «Il cibo è visto non con piacere ma con sospetto. E questo inizia precocemente. Molte ragazzine crescono con l'idea che stare a dieta è normale. Ma più stanno a dieta più sviluppano l'abitudine al bingeing». In pratica passano dal controllare minuziosamente il numero di calorie giornaliero allo strafogamento. «Pochi si rendono conto che l'industria dietetica si regge su una percentuale di recidività del 95 per cento. Altrimenti si starebbe a dieta una volta sola nella vita», continua Orbach che una volta ha persino tentato di portare in tribunale la WeightWatchers.

In pratica continuamo a comprare prodotti che hanno una percentuale altissima di fallimento. Non demordiamo. Nemmeno quando si tratta di modificare il corpo con la chirurgia, che è diventato una sorta di diritto costituzionale pari alla salute (in Argentina, tanto per dirne una, rientra nelle polizze assicurative). Se qualcuno mette in dubbio i picchi di follia della manipolazione rispondiamo: non è repressione ma simbolo di empowerment. Pochi di noi hanno l'impressione di essere vittime manovrate dall'industria dei media e della bellezza, lo consideriamo un insulto all'intelligenza. Ma - Michael Jackson riposi in pace - è davvero così? «Il risultato è che percepiamo il corpo come un campo di battaglia, un'entità instabile», spiega Orbach, «non più qualcosa che si sviluppa naturalmente a seconda del proprio Dna ma una costruzione culturale, un progetto su cui perseverare tutta la vita». E se non in questa almeno su Second Life, dove possiamo cambiare cyberidentità smanettando come artisti su una tastiera.

L'aspetto più inquietante però è che alla democratizzazione degli interventi sul corpo è corrisposto un impoverimento dei modelli. In altre parole miriamo tutti a delle immagini stereotipate, omogeneizzate che cancellano le differenze etniche, anagrafiche, di provenienza sociale.

Donne androgine, uomini metrosexual. La varietà dei visi e dei corpi è stigmatizzata. «Sophia Loren significava italiana», dice Orbach. «Lo capivamo tutti. Oggi le misurerebbero il BMI, l'indice di massa corporea, e le prescriverebbero una dieta per l'obesità». O magari una scorta di Alli, l'ultima pillola per dimagrire, che va a ruba nelle farmacie inglesi pur avendo imbarazzanti - improvvise diarree - effetti collaterali. Così le donne iraniane si rifanno il naso (solo nella città di Teheran ci sono 3000 chirurghi plastici, molti dei quali lavorano al ritmo di 5 rinoplastiche al giorno), le cinesi le palpebre, le occidentali gli zigomi, le labbra e quant'altro. «Per effetto della globalizzazione ragazzi delle isole Fiji, Nigeria, Korea desiderano gli stessi fisici, magri, emaciati, che non c'entrano nulla con quello originale. L'odio verso il proprio corpo è uno dei prodotti occidentali esportati con più successo nei Paesi in via di sviluppo». Nessun appello come quello della direttrice di Vogue UK Alexandra Shulman agli stilisti per taglie più comode (“i vostri abiti sono minuscoli. Siamo costrette a usare modelle troppo magre e poi a ritoccarle digitalmente per farle sembrare più grasse”, ha denunciato sul Times), nessuna cover di Beth Ditto, la cantante oversize ritratta da in modo superglamorous dal fashion magazine Love, sembra poter arrestare l'ondata. «Certo, Ditto contribuisce ad allargare la nostra percezione del bello ma non lo considero un vero balzo in avanti», dice Orbach.

Vestita e stilizzata, Ditto sembra persino voluttuosamente sexy, l'ultimo oggetto del desiderio maschile e femminile. Ma quante ore di Photoshop ci sono volute per rendere quelle immagini assolutamente impeccabili? E quanti sanno che ormai il 90 per cento delle foto che guardiamo sui giornali è stilizzato digitalmente e che ogni vera star impiega un addetto al ritocco delle proprie foto? Solo nel numero di marzo 2008 di Vogue Usa il mago del retouching, Pascal Dangin, ha manipolato 144 immagini: 107 pubblicità, 36 foto di moda e la cover. Di certo l'industria dei media ha una parte di responsabilità nel propagandare immagini irraggiungibili e irreali di perfezione ma per Orbach il lavoro inizia in famiglia. Sono le mamme, forse più che il peer pressure, le amichette, a trasmettere per prime alle figlie l'ansia rispetto al corpo. «Non commettete l'errore di criticare il vostro aspetto davanti ai bambini», dice. Quando le racconto che ho una figlia che si lamenta della pancetta a 12 anni immediatamente suggerisce: «Le ripeta semplicemente questo: “mi piacerebbe che potessi vederti come ti vedo io. Bellissima”. Perché tra qualche anno sarà già troppo tardi»

Sirena o Ballena?

Quest'estate vuoi essere una sirena o una balena?